Archivi del mese: giugno 2013

Cercando un posto al sole

Con un’industria carente e l’agricoltura in crisi, per il Nicaragua il turismo potrebbe rappresentare la più importante risorsa economica per il futuro. Così non è (ancora), nonostante le promesse del settore. Perché gli investitori stranieri puntano a ottenere, con ogni mezzo, la spiaggia migliore.

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Dalla fine degli Anni Novanta, la costa centro-meridionale del Nicaragua è stata invasa da strutture di ogni genere: case-vacanza, ostelli, resort, fino a esclusivi centri turistici. L’accesso al mare, pur garantito dalla costituzione nicaraguense, poche volte è stato rispettato. Si pensi che, soltanto un decennio fa, nel municipio di Tola (sud-ovest del paese) c’erano ben 54 chilometri di costa con accesso pubblico. Oggi ne rimangono solamente 4. Sempre più, i territori costieri sono teatro di battaglie legali dove tutto è lecito pur di accaparrarsi la spiaggia migliore. Negli ultimi quindici anni, grazie all’accondiscendenza della legislazione locale e alle pressioni di organismi finanziari internazionali, le bellezze naturali e la ricchezza culturale del paese sono state letteralmente svendute a piccoli e grandi investitori stranieri. Oggi, molte delle terre ripartite nella riforma agraria sandinista sono state acquistate a basso costo da capitali lontani. Un ettaro, valutato fino a pochi anni fa 200 dollari, ora può arrivare a costare 200 volte tanto. Libero da regolamentazioni, il turismo di massa “sol y playa” ha generato così numerosi conflitti sociali e ambientali. Private dell’accesso alle risorse di base (terra, acqua e alimentazione), intere comunità indigene hanno dovuto trasferirsi in zone più interne e disagiate. Le forme “alternative” che si contrappongono a questo modello sono molte. Forse la miglior strategia che la collettività contadina e indigena può adottare per appropriarsi dell’attività turistica senza perdere la propria identità, è il “turismo rurale”. In questo modo, attraverso le proprie strutture organizzative, la comunità eserciterebbe un ruolo significativo nella gestione del turismo, per migliorare la qualità di vita e rafforzare l’integrità culturale e ambientale.

Nuova ruralità. Da qualche anno, in America Latina, questa proposta entra a far parte di uno scenario complesso, che va ben oltre la produzione agricola, denominato “Nueva Ruralidad”. In Centro America, i maggiori protagonisti sono IICA (Istituto Interamericano di Cooperazione per l’Agricoltura, nato in Costarica in risposta alla creazione dell’istituzione interamericana di agricoltura tropicale, promossa negli Anni Quaranta dagli Stati Uniti) e l’istituzione indipendente CATIE, sorta nel 1973 da un accordo tra il governo del Costarica e lo stesso IICA. Oggi il peso di questi due enti è tale che ritroviamo i contenuti della “nuova ruralità” anche nella proposta di legge sul turismo rurale sostenibile, redatta dall’assemblea nazionale della repubblica del Nicaragua.

Parte del progetto di FUNDAR, l’associazione nicaraguense con cui ho collaborato per circa due anni, sostiene alternative economiche in armonia con l’ambiente a favore di alcune comunità costiere. Così, in alcuni villaggi sono sorte a poco a poco piccole iniziative eco-turistiche comunitarie. Per approfondire conoscenze, ascoltare esperienze e stabilire qualche interessante contatto, con una collega abbiamo partecipato alla conferenza sul turismo rurale organizzata dalla UNAN (Università Autonoma del Nicaragua). A proposito dei possibili scenari futuri generati dalla “Nueva Ruralidad”, Neptalì Monterroso Salvatierra (docente dell’Università Autonoma del Messico) ha sostenuto che le interrelazioni tra turismo e ambiente non sempre sono percepibili nel breve/medio periodo e soprattutto sono gravate dal rapporto interattivo fra domanda (turista) e offerta (popolazione locale). Se analizziamo il turismo rurale comunitario da queste due prospettive distinte, possiamo affermare che nel primo caso il turismo si sviluppa nella zona rurale per valorizzare il patrimonio nazionale e rispondere alle richieste dei turisti. Nel secondo, il turismo dovrebbe favorire lo sviluppo della zona rurale e soddisfare così i bisogni della popolazione
locale, con la finalità di migliorarne la qualità di vita.
La programmazione della “Nueva Ruralidad”, la cui proposta è minacciata da interessi economici enormi, si concentra prevalentemente sulla domanda turistica. La principale conseguenza che ne deriva è l’abbandono delle tradizionali attività rurali e la loro sostituzione con alternative economiche non agricole (artigianato, attività commerciali, servizi turistici e ricreativi). Senza una gestione socioambientale accurata, verrebbero trasformate le risorse naturali e culturali in semplici prodotti turistici. L’effetto della ridotta diversificazione produttiva del sistema territoriale dà luogo così a forti squilibri economici, sociali e ambientali. Tutto questo offrirà agli investitori privati l’opportunità di assicurarsi ampie porzioni di territorio agricolo … servite su un piatto d’argento!

Un esempio concreto. Ormai da sette anni, nel meraviglioso villaggio di Ostional, sulla costa pacifica, opera la cooperativa di turismo rurale comunitario (COPETUR), nata da un’iniziativa del ministero del turismo INTUR in collaborazione con i Pellas, una delle famiglie più ricche e potenti del paese. Attualmente la cooperativa ha sviluppato una tale esperienza organizzativa e professionale che è stata in grado di gestire un evento come l’annuale incontro dei volontari della cooperazione svizzera in Centro America. Per tre giorni, l’intera comunità ha messo a disposizione vitto, alloggio e strutture comunitarie per sessanta persone, oltre a una straordinaria ospitalità. In apparente armonia con le altre attività economiche del villaggio, la cooperativa dell’Ostional sembra incarnare il perfetto esempio del turismo rurale, caratterizzato dall’integrità dei luoghi e dall’autenticità della popolazione locale.

Fragili equilibri. Ma l’orizzonte non si annuncia sereno. Nubi minacciose sfidano questa importante e stimolante realtà, con notizie che potrebbero cambiare gli equilibri della cooperativa e dell’intero villaggio. Nella zona dell’Ostional è iniziata la costruzione di una strada costiera a scopo unicamente turistico che trasformerebbe l’attuale collegamento, piuttosto difficoltoso, in una cruciale via di comunicazione tra Nicaragua e Costarica. Porzioni di terreno affacciate su orizzonti mozzafiato sono già state suddivise in lotti e acquistate da facoltosi proprietari nicaraguensi ed esotici investitori stranieri. Sembra ormai inevitabile la costruzione di un centro turistico esclusivo simile a quello dell’attuale progetto Pellas sorto poco più a nord. Eterogenei e fragili equilibri politici, sociali, culturali e ambientali creano condizioni con infinite sfumature che mutano da paese a paese. Da un lato, la condanna al turismo “sol y playa” è un fatto indiscutibile, perché l’industria del turismo (insieme al turista stesso) “rapinano” in modo irresponsabile e intollerabile l’identità dei territori. Dall’altro, la visione e le proposte alternative del turismo rurale sembrano mutare in subdole strategie, come potrebbe suggerire la possibile trasformazione della comunità dell’Ostional. Un esempio, quest’ultimo, che alimenta dubbi e suggerisce la formulazione di una scomoda domanda che dovremmo porci e porre all’OMT (Organismo Mondiale del Turismo): quanto equo ed etico è il turismo rurale che stiamo sostenendo?