Lettera aperta a Piero Fassino, sindaco di Torino: “lei sa che in Colombia…?”

Associazione nazionale Nuova Colombia
Torino, 21  gennaio 2012

L’Associazione nazionale Nuova Colombia, che da anni denuncia all’opinione pubblica italiana le sistematiche violazioni dei diritti umani perpetrate dal regime oligarchico ai danni del popolo colombiano, e che si batte instancabilmente affinché si giunga ad una soluzione politica e pacifica del conflitto sociale e armato che insanguina la Colombia da oltre sessant’anni, apprendendo dagli organismi di stampa che lo scorso 14 gennaio Lei ha ricevuto il Vicepresidente della Colombia, Angelino Garzón, al Palazzo Civico di Torino, intende metterla a conoscenza di alcuni dati che evidentemente ignora.
Forse non sa che la Colombia è stata e continua ad essere il paese più pericoloso al mondo dove svolgere attività sindacale. Dopo solo un anno dall’insediamento di Juan Manuel Santos alla Presidenza della Repubblica (Agosto 2010), sono stati assassinati impunemente 28 sindacalisti, 36 difensori dei diritti umani e 18 dirigenti agrari; parimenti, non si contano le intimidazioni e le minacce subite dall’opposizione politica, sindacale e sociale al governo. Nei soli primi tre mesi dell’amministrazione Santos, secondo quanto denunciato anche dal Polo Democratico Alternativo, sono 50 gli oppositori politici trucidati dal terrorismo di Stato.

Il Vicepresidente Angelino Garzón, al pari di tutto l’esecutivo di cui fa parte, conosce molto bene queste cifre agghiaccianti, che a seconda del contesto e degli interlocutori di turno cerca di occultare o minimizzare; costui è altresì consapevole che, durante il precedente governo guidato da Alvaro Uribe (che come premio per la sua “buona condotta”, lo nominò nel 2009 Rappresentante Permanente della Colombia all’Organizzazione Internazionale del Lavoro a Ginevra), sono oltre 570 i sindacalisti caduti sotto il piombo statale.
Il ruolo diplomatico di personaggi come Garzón è quello di tentare, ricorrendo alla menzogna e a pittoreschi voli pindarici, di ripulire l’immagine di un regime che ha le mani intrise di sangue. Se Lei nutrisse qualche dubbio su quanto stiamo affermando, Le ricordiamo che il terrorismo di Stato in Colombia ha partorito migliaia di casi di “falsi positivi”, eufemismo coniato dal presidente Juan Manuel Santos, quand’era ministro della Difesa di Uribe, per sminuire semanticamente l’atrocità e la gravità degli omicidi extragiudiziari di giovani disoccupati e disagiati colombiani per mano dei militari, i quali prima li attiravano con false promesse di lavoro, poi li ammazzavano a sangue freddo ed infine li vestivano con uniformi per presentarli come “guerriglieri abbattuti in combattimento”. Senza contare i 5,2 milioni di sfollati interni, cacciati dalle proprie terre con la violenza militare/paramilitare per svuotare intere regioni appetite dalle multinazionali e dai latifondisti.
Se avesse fatto una semplice e banale ricerca su internet in merito al corpo diplomatico colombiano, avrebbe visto che nel 2006 l’ex console colombiano a Milano, Jorge Noguera, è stato richiamato in patria ed arrestato: quando ricopriva la carica di Direttore della polizia politica DAS, direttamente agli ordini del presidente della Repubblica, passava liste di difensori umani, sindacalisti e oppositori politici ai gruppi paramilitari della costa atlantica affinché questi macellai provvedessero ad eliminarli. L’ex ambasciatore a Roma, Sabalt Pretelt de la Vega, è stato inabilitato a ricoprire incarichi pubblici per 12 anni, poiché coinvolto nella compravendita di voti tra congressisti finalizzata a garantire la fraudolenta rielezione dell’ex presidente Uribe.
Qualora non lo sapesse, le ricordiamo che Uribe viene indicato, in un rapporto desecretato della DEA statunitense, al n°82 in una lista dei 104 più pericolosi narcotrafficanti al mondo.
Diversi europarlamentari, di svariati gruppi e paesi, hanno più volte espresso una ferma condanna ad un regime che gode del primato delle violazioni dei diritti umani, tanto che anche le Nazioni Unite hanno dovuto riconoscere a più riprese le responsabilità dirette di organismi statali nella creazione-gestione dei gruppi paramilitari.
Le recenti indagini della Corte Suprema di Giustizia colombiana, su sollecitudine delle associazioni di difesa dei diritti umani, hanno fatto emergere un quadro dantesco: migliaia di corpi seppelliti in fosse comuni, di cui la più grande, con oltre 2000 cadaveri, è stata rinvenuta a pochi passi da una base militare.
Lo Stato colombiano rappresentato dal Vicepresidente Garzón, che Lei ha tanto lodato e incensato, non è una “democrazia di vecchia data”, un “sistema pluralista e rispettoso delle diverse opinioni”, e men che meno uno “Stato di diritto”. E’ uno Stato terrorista, che ha storicamente impiegato la violenza per schiacciare qualsiasi opposizione e dissenso, e che è diretto da un regime oligarchico antidemocratico e antipopolare.
Torino, medaglia d’oro al valore militare per la sua lotta contro l’oppressore nazifascista, non può e non deve stipulare alcun gemellaggio con autorità colombiane, né tantomeno alcun accordo commerciale con un regime paramilitare e mafioso; sarebbe un oltraggio verso quegli uomini e donne che, al pari di coloro che oggi resistono al regime fascista colombiano, hanno generosamente sacrificato la loro vita per la pace con giustizia sociale.
La difesa dei diritti umani, intesi come diritti sociali, politici, economici e culturali di un popolo, dev’essere un fatto concreto e coerente; non è concepibile pensarla solo come un “buon proposito”, scritto freddamente su qualche foglio e pronunciato per riempirsene la bocca.
Pertanto, chiediamo che non venga nemmeno presa in considerazione una eventuale collaborazione con un regime criminale e terrorista come quello colombiano.
Qualunque operazione politica, economica o diplomatica fatta per stringere rapporti con il regime di Bogotá e le sue articolazioni istituzionali, sarà considerata dal popolo colombiano come una spregevole dimostrazione di indolenza nei suoi confronti, una vergognosa collaborazione con i responsabili della carneficina che subisce quotidianamente e una manifestazione di indecenza politica ed etica. 

Una risposta a “Lettera aperta a Piero Fassino, sindaco di Torino: “lei sa che in Colombia…?”

  1. Maria Teresa DINI

    Qualunque operazione politica, economica o diplomatica fatta per stringere rapporti con il regime di Bogotá e le sue articolazioni istituzionali, sarà considerata dal popolo colombiano come una spregevole dimostrazione di indolenza nei suoi confronti, una vergognosa collaborazione con i responsabili della carneficina che subisce quotidianamente e una manifestazione di indecenza politica ed etica.

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