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E se oggi il tema fosse il cibo?

Potrei iniziare a parlare delle ricette e degli ingredienti necessari, di supermercati o gruppi di acquisto solidali, di chef e ristoranti, di alimentazione equilibrata e diete efficaci. Niente di tutto questo, voglio semplicemente condividere tre episodi vissuti in questi ultimi mesi in differenti luoghi del Nicaragua. Per quanto possano essere brevi, sono così intensi che hanno la forza di disorientarti. Sono così reali che ti lasciano senza respiro. Sono tre pugni che arrivano senza preavviso dritti allo stomaco. Sono colpi che alimentano la riflessione e la critica sull’unico modello di sviluppo imposto, che sta portando l’intero pianeta ad una crisi globale. Da un parte la crisi ambientale, dall’altra quella sociale che sta creando disuguaglianze inaccettabili. Continua a leggere

Nicaragua rifiuta la depenalizzazione dell’aborto terapeutico.

Con 62 voti a favore ed i soli voti dei tre deputati del MRS contro (Movimento Rinnovatore Sandinista), i deputati della Asamblea Nacional abolirono nel settembre del 2007 il Comma 3 dell’articolo 143 del nuovo Codice Penale, confermando il divieto assoluto di qualsiasi forma di aborto in Nicaragua ed eliminando di fatto la possibilità per i medici di effettuare l’aborto terapeutico in caso di grave rischio per la vita della madre, di gravi malformazioni del feto o di maternità a seguito di violazione della futura madre.
Oggi il Nicaragua ribadisce la posizione e si unisce ad altri paesi che nel mondo hanno adottato questa misura (Cile, El Salvador, Honduras, Repubblica Domenicana, Kenia, Malta, le Filippine e il Vaticano). La forte influenza e le continue pressioni della religione cattolica ed evangelica nella politica del paese, è stata la principale causa  dell’attuale violazione dei diritti umani.

L’aborto terapeutico Secondo gli articoli 143 e 144 del nuovo Codice Penale:

per un medico che effettuerà un aborto in modo non volontario subirà una pena che va da 1 a 3 anni di carcere e potrà anche essere inabilitato dall’esercizio della professione per un periodo da 2 a 5 anni. Continua a leggere

La toma del Fortín

Il giorno della liberazione del Nicaragua dalla dittatura dei Somoza sta per giungere. Il 19 di luglio avranno luogo i festeggiamenti e i ricordi di quella storica giornata. Intanto le strade di León si tingono di rosso e nero, i memorabili colori del Frente Sandinista de Liberación Nacional (FSLN). Nel lontano 7 luglio del 1979, questa città, nominata capitale della rivoluzione, fu la prima a liberarsi dalla dittatura conquistando l’ultimo avamposto della Guardia Nacional.

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Las Alfombras Pasionarias

La semana Santa, ovvero la settimana che precede la Pasqua, si è appena conclusa. La popolazione cattolica nicaraguense, predominante nel paese con il 60% di fedeli, ha commemorato la morte e la risurrezione di Jesús. León, culla di 17 chiese cattoliche, non poteva non colorarsi di folclore e tradizione religiosa.

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Primo bollettino del Perrozompopo

Finalmente abbiamo scritto e pubblicato il primo bollettino del perrozompopo, interamente dedicato all’attività lavorativa nostra, di Fundar e di Pro Mujer.

Per leggerlo basta entrare nella pagina “Bollettino” e cliccare su “bollettino filidiana nr. 1”.

Buona lettura!

“Lettera al capitano”

Ti scrivo mio caro compagno di tante battaglie, perché poco tempo fa ho riscoperto cosa può significare questo meraviglioso sport. I ricordi del calcio di casa nostra costruito sul denaro, sui giochi di potere e su una competizione che alla fine ha poco di sportivo, mi avevano fatto dimenticare quello che per me era stato parte della mia vita.

Nella comunità di Las Peñitas, con un docente della UNAN (Oscar) e alcuni studenti dell’università, abbiamo iniziato a sviluppare un programma di educazione ambientale. Parallelamente era stata pensata un’attività sportiva e in accordo con i bambini della comunità venne scelto il calcio. Iniziò così, come un’attività ricreativa. Non era un allenamento, ma solamente uno svago. Prendevamo quattro ciabatte per fare due porte e l’unico pallone disponibile e iniziavano a giocare senza che il tempo suggerisse loro quando smettere. Grazie a dei contatti, Oscar ed io organizzammo una partita contro la squadra attrezzata di Leon. Era arrivato il momento di fare una vero incontro. I niños de Las Peñitas che frequentano il corso di educazione ambientale hanno tra gli 11 e i 13 anni, qualcuno ha le scarpe, qualcuno un pallone mezzo sgonfio, ma la maggior parte ha una voglia matta di giocare.

Ci dirigemmo così con un camion della UNAN carico di bambini pronti a vendere cara la pelle, di amiche e amici pronti a sostenere l’equipo e da qualche genitore disposto nel gestire al meglio questo gruppo di sbandati. Continua a leggere

¿Que busca mi amor?

È la frase che sentirete ripetervi ad ogni passo fatto nei quattro principali mercati di Leon. Il mercadito situato nella parte ovest della città, all’interno del barrio Sutiaba, vicino alla fermata dei bus che portano alle spiagge di Poneloya e Las Penitas. Il mercado central, situato in pieno centro, dietro alla cattedrale. Il mercato de la estacion, così chiamato perché nasce dove un tempo c’era la stazione ferroviaria di León. Intorno al 1990 Violetta Chamorro, allora presidente del Nicaragua, pensò bene di vendere o meglio svendere l’intera rete ferroviaria del paese lasciando il popolo nicaraguense senza una fonte di lavoro e di un alternativa di trasporto. Ed infine il mercado la terminal, il più grande. Da qui partono i ruteados (bus ordinari), gli expresso (bus diretti) e gli interlocales, detti anche intermortales, che sono dei velocissimi pulmini privati caratterizzati spesso da una guida sconsiderata.

Alle 5 del mattino il mercato della estacion già brulica di gente. Appena entrati, i cinque sensi vengono immediatamente stimolati al punto da confondere i tuoi iniziali propositi. La luce che filtra dai tetti di lamiera è poca, ma sufficiente a far risaltare la varietà di colori della frutta e della verdura. Continua a leggere

De la Renta…dos cuadras y media abajo

Le giornate scorrono velocemente a León, come i torrenti che invadono le strade della città durante i temporali, che talvolta segnano il termine delle giornate o ci accompagnano nelle notti. Abbiamo ormai terminato il corso di spagnolo e ci siamo trasferiti nella nostra accogliente e graziosa  casa. Un salotto, una cucina, una stanza per noi, una stanza per voi, un lavatoio e un romantico giardino dove trascorriamo le serate lasciandoci cullare dall’abuelita (sedia a dondolo). L’unico elettrodomestico che si può trovare in cucina è una licuadora (frullatore) che Filippo utilizza per sperimentare i frescos più strani, cioè succhi preparati con frutta fresca e ghiaccio. Continua a leggere

Primi passi…

Dopo un interminabile viaggio durato non sappiamo quante ore, finalmente posiamo i nostri piedi a Managua, capitale del Nicaragua. Prima sensazione? Provate un po’ ad immaginare. L’aria così calda e carica d’ umidità da mettere in difficoltà la nostra abituale respirazione. Ad accoglierci c’è Mila, coordinatrice dei volontari nel paese. La sua solarità e la sua semplice gentilezza ci fanno sentire immediatamente a proprio agio. Con il suo Suv ci porta in un grazioso albergo dove riposiamo prima di partire il giorno dopo per León. In tanti hanno un Suv, da quello con le ruote tremolanti, a quello con i finestrini neri, fino ai Pick-up. I crateri non sono solo sulle vette dei vulcani ,ma sono sparsi anche qua e là sulle strade. Una macchina normale avrebbe poca vita da queste parti. Differentemente dall’Europa, qua  il Suv è quasi indispensabile.  Il giorno dopo Melvin, collega di Mila, ci scorta fino a León. Durante il viaggio lo tempestiamo di domande, mentre in sottofondo la radio trasmette musica. Sicuramente penserete a quella caraibica come l’ inconfondibile salsa. Niente di tutto questo. Dalle casse stereo usciva principalmente la musica di Eros Ramazzotti,  Nek e la popolarissima Laura Pausini. Dopo circa un’ ora e mezzo eccoci giunti a León. Una città sognata tante notti, immaginata, nominata, letta e ascoltata da chi già aveva vissuto i suoi battiti e le sue vibrazioni. E tutto ad un tratto, come per magia, si materializza davanti ai nostri occhi.


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“…sei pronto?”

Gli ultimi giorni trascorsi nella mia città sono stati particolarmente insoliti. Era come se fossi avvolto da una bolla d’apatia, che in qualche modo riusciva a proteggermi. Consapevole che dopo pochi giorni gran parte della mia vita sarebbe cambiata in non so che cosa. Inconsciamente mi chiudevo in questa illusione, stando bene attento a non farla dissolvere. Ma il momento del distacco era ormai giunto. Arrivato alla stazione, crocevia di partenze e di arrivi, lo strato che mi difendeva si faceva sempre più sottile. Il treno non aspetta, il treno non tergiversa, è come uno spillo che in un secondo fa sparire la propria bolla immaginaria. Tutto quello che prima era fermo inizia a muoversi.  Tutto pian piano si allontana. La presenza costante dei genitori, le serate con gli amici, le partite di calcio con i compagni, le abitudini che ormai facevano parte di me…e la mia Livorno. Tutto in un tempo così breve che il tuo stato d’animo non può sopportare, a meno che le lacrime non ti aiutino a liberarti dall’improvviso smarrimento.